Il riscatto, a volte, ha il rumore secco di un motore che si accende.
Per Salvatore De Simone, 18enne di Mirabella Eclano (Avellino), quel rumore è stato il suono di una Ferrari 296 Challenge al Mugello. Il sangue che scorre più veloce, l’adrenalina che sale, il sogno di una vita che smette di essere una fantasia lontana e diventa realtà.
Per capire come ci è arrivato, però, bisogna partire dal punto più basso.
«È stata una mazzata»
L’estate del 2024 doveva essere la più bella. La patente del motorino appena presa, gli amici, le uscite.
Poi una giornata a Rainbow Magic Land, le risate. E all’improvviso il ginocchio che si gonfia.
«Mentre ero sulle giostre, si è gonfiato sempre di più il ginocchio, mi faceva male, non riuscivo più a muoverlo. Faceva un male cane. Per tre mesi ho fatto il giro di vari ortopedici: mi dicevano che non era nulla di grave. L’ultimo ortopedico ha scoperto che era un sarcoma. È stata una mazzata, anche perché era estate, avevo appena preso la patente per il motorino, e dal momento più bello della mia vita mi sono ritrovato al più brutto: a non poter più uscire, a non vedere più nessuno».
La diagnosi: sarcoma di Ewing.
A fine ottobre 2024, l’ingresso al Santobono di Napoli. A novembre, la prima chemio. La più pesante.
Cicli su cicli fino ad agosto. Il mondo fuori, lui dentro.
È quando sembrava finire tutto che, in realtà, stava iniziando qualcos’altro.
Un modellino rosso in corsia
Nello stesso ospedale, qualche corridoio più in là, c’è chi prova a portare un po’ di normalità.
Antonio Olivieri, 41 anni, ingegnere che si occupa di progetti di ricerca e sviluppo in ambito sanitario, entra al Santobono per un’iniziativa speciale. Con lui c’è lo stuntman Alvaro Del Farra. Hanno una passione enorme per i motori. Antonio, da ferrarista doc ed ex presidente di uno Scuderia Ferrari Club, i motori li vive da dentro.
In corsia arrivano le moto elettriche. I bambini scendono dai letti, li guardano, sorridono. È lo show organizzato da Antonio e dalla sua squadra, grazie alla collaborazione con l’associazione OPEN OdV.
Salvatore quel giorno non c’è. È in trapianto. In un reparto dove non entra nessuno.
Non vede le moto, non sente i motori.
Ma qualcosa di quella giornata arriva fino a lui: un modellino Ferrari.
Gli organizzatori hanno portato tanti modellini da regalare ai bimbi. Uno finisce sul suo comodino. Un pezzetto di mondo rosso, in una stanza bianca.
L’intuizione di Gabriella
In tutto questo, c’è una persona che non smette mai di guardarlo davvero: Gabriella, volontaria dell’associazione OPEN OdV, presieduta da Anna Maria Alfani. È stata molto con lui durante il percorso. Sa quanto ama i motori, sa che la Ferrari non è solo una squadra: è la sua ossessione buona.
«Mio cugino è meccanico, sono cresciuto sempre in mezzo ai motori. Seguo la Ferrari da quando ho memoria», racconta. Il primo pilota che ricorda è Fernando Alonso: «Era il 2012, avevo cinque anni».
Gabriella sente che quel modellino non può bastare. Così chiede ad Antonio se si può fare qualcosa di più. Gli parla di lui, della sua storia, della sua passione.
Antonio ascolta.
E decide di non voltarsi dall’altra parte.
Antonio: «Lo rifarei altre cento volte»
Olivieri non è solo un appassionato di motori. È l’uomo che ha creato il Vesuvio Motorshow, diventato oggi Napoli Overdrive Festival. Lavora ogni giorno con ospedali e ricerca, e sa che il confine tra fragilità e forza è sottilissimo.
Quando sente parlare di Salvatore, lo invita ai suoi eventi.
Aspetta che stia meglio. E, intanto, insieme all’associazione OPEN OdV, tiene il filo.
Nel frattempo Salvatore porta avanti le cure. Finisce la chemio. Esce dai ricoveri.
A inizio ottobre 2025, la prima vera uscita da guarito: un evento al Centro Direzionale, tra acrobazie, moto, folla. È proprio il Napoli Overdrive festival.
Qui Salvatore sale sulla moto di Alvaro, viene accolto in maniera splendida. È un ragazzo che torna al mondo. Si riappropria dei rumori, delle velocità, degli sguardi.
Poco dopo, arriva la proposta che non si aspettava: il Mugello, le Finali Mondiali Ferrari 2025.
«Avere gli accessi è stato complicatissimo, però: abbiamo faticato fino all’ultimo, e a Salvatore ho dato conferma il giovedì per il sabato. Lo rifarei altre cento volte, però. Spero che lui abbia sempre il sorriso quando si ricorderà di me», racconta Antonio.

Il video, la presentazione, il viaggio
Salvatore non si limita ad accettare l’invito. Si prepara. Scrive una presentazione.
Realizza un video bellissimo, usando tutto il materiale Ferrari che aveva già. È il modo che conosce per dire: “Ci sono. Questa cosa per me conta davvero”.
Quando finalmente arriva il fine settimana del Mugello, parte con tutta la famiglia: in cinque.
Antonio ha organizzato tutto: ingressi, permessi, pass speciali, soggiorno in agriturismo per due notti. «Hanno speso solo per benzina e pedaggi», raccontano.
Per il resto, erano ospiti.
Salvatore entra in spazi che molti tifosi non vedranno mai: zone riservate, palco Ferrari, box, aree dedicate ai possessori di pass speciali. Riceve cappellini, magliette, gadget. Respira da vicino quello che ha sempre visto in tv.
«Non me lo sarei mai aspettato. Per me era impossibile da immaginare. Quando ero lì, non riuscivo neppure a ringraziare Antonio nel modo in cui meritava, non capivo nulla», dice.
«Spettacolare, una cosa incredibile»
Il momento più alto arriva quando conosce il pilota napoletano Vincenzo Scarpetta.
Gli danno la possibilità di salire sulla Ferrari 296 Challenge. Scarpetta non si limita a mostrargli l’auto: lo fa sedere, lo rende parte del momento.
«Gliel’ha fatta anche mettere in moto. Gli ha portato bene, perché poi i mondiali li ha vinti lui. Salvatore non stava nella pelle», racconta Antonio.
Salvatore lo conferma con gli occhi che brillano:
«Spettacolare, una cosa incredibile. Appena la metti in moto, senti tutta l’adrenalina, senti il sangue nelle vene scorrere più velocemente».
In quel rumore, c’è molto più di un motore che gira. C’è un prima e un dopo.
«Quando ero lì ci ho pensato, mi sentivo benedetto: dal non poter fare più nulla a fare ciò che volevo di più in tutta la mia vita».
Uno che studia per aggiustare i sogni degli altri
Da sempre, Salvatore sogna di lavorare in Ferrari. Ma non come pilota.
Vuole stare dove si costruiscono le vittorie: nel box, tra chi smonta, osserva, calibra.
«Da sempre sogno di essere un meccanico nel mondiale endurance», racconta. «Voglio aggiustare le auto nel campionato in cui si corre anche la 24 Ore di Le Mans».
Per questo studia all’Itis, indirizzo meccanico.
La Formula 1, per lui, è stata anche una scuola:
«Ho letto un sacco di libri per scoprire sempre di più sull’aerodinamica, per me questo sport è sempre stato un tramite per acquisire ulteriori conoscenze».
Adesso la vita è ripartita: «Sono ritornato a scuola».
Le terapie continuano, ma in modo diverso:
«Adesso va tutto molto meglio: faccio delle terapie molto più leggere, una settimana sì e uno no».
Quando riassume il senso di tutto quello che ha vissuto, lo fa con una frase che pesa come una pietra e vola come un aquilone:
«È stato un riscatto per me. Dopo tutto quello che è successo, era tutt’altro che ovvio che riuscissi».

Associazione OPEN, Gabriella e Antonio: i grazie di Salvatore
Salvatore non si prende il centro della scena da solo.
Sa che senza alcuni volti questa storia non esisterebbe.
«Tramite Gabriella, volontaria dell’associazione OPEN OdV: l’associazione OPEN OdV è stata fondamentale perché conoscessi Antonio. Ringrazio di cuore tutta l’associazione. E ringrazio Antonio con tutto il cuore, si è messo a disposizione in una maniera impensabile: non pensavo esistessero persone in grado di fare gesti del genere».
Gabriella, Associazione OPEN OdV, Antonio: tre nomi che per lui significano la stessa cosa.
Gente che c’era quando tutto il resto vacillava.
I grazie di Antonio
Anche Antonio ha dei ringraziamenti precisi, che non vuole lasciare indietro.
Dietro un sogno realizzato ci sono sempre mani concrete.
«Ci tengo a ringraziare il team Marzialetti», sottolinea.
E aggiunge: «Voglio ringraziare Mauro Apicella, head di Scuderia Ferrari Club, che ha omaggiato Salvatore con diversi gadget, e il cavaliere Paolo Scudieri».
Nessuno, qui, si è limitato a guardare.
Ognuno ha fatto un pezzo di strada perché quel ragazzo arrivasse dove doveva arrivare.
Un futuro da raccontare
La storia non finisce al Mugello.
Antonio ha già deciso che l’anno prossimo, quando tornerà con le moto al Centro Direzionale, Salvatore ci sarà.
Non solo come ospite, ma come testimonianza viva di un ragazzo che ha lottato, ha vinto pezzi di battaglia e ora vuole raccontare agli altri che si può.
È quasi un testimonial naturale.
Serio, appassionato, competente.
E soprattutto, vivo.
Salvatore desidera essere pubblicato, non ha paura di raccontarsi.
Si lascia intervistare, mette la sua storia a disposizione di chi verrà dopo di lui. Perché qualcuno, leggendo, si possa aggrappare alle sue parole.
Il senso profondo: il bambino che diventa grande
Dentro questa storia c’è tutto lo spirito dell’associazione OPEN OdV.
C’è la malattia che prova a fermare il tempo.
C’è un ragazzo che resiste.
C’è una volontaria che vede oltre le cartelle cliniche.
C’è un ingegnere ferrarista che trasforma un modellino in un viaggio al Mugello.
Ci sono medici, operatori, famiglie.
Ci sono ferite che non si cancellano.
E ci sono vittorie che non si dimenticano.
È il bambino che diventa grande.
È la prima uscita da guarito che coincide con la realizzazione del sogno più grande.
È una vittoria sulla malattia in un tempo in cui, troppo spesso, si contano le sconfitte.
C’è chi perde e c’è chi vince.
Salvatore, oggi, sta vincendo.
E ogni volta che parlerà di quella Ferrari accesa, di quel sangue che correva più veloce, di quella sensazione di sentirsi «benedetto», ricorderà a tutti che, anche quando il buio è fitto, da qualche parte c’è sempre un motore pronto a rimettersi in moto.