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Neuroblastoma, il tumore trova alleati tra le cellule immunitarie: la ricerca di Michele Minopoli premiata al SIGU 2026

Gli alleati insospettabili del neuroblastoma

Il nemico, qualche volta, indossa la divisa di chi dovrebbe difenderci. Succede anche nel corpo umano, dove alcune cellule del sistema immunitario possono assumere un ruolo inatteso e contribuire a creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza di un tumore.

È quanto emerge dagli ultimi risultati di una ricerca sul neuroblastoma, una delle principali neoplasie solide dell’età pediatrica, condotta nell’ambito del progetto AlterAction dal gruppo del professor Mario Capasso, al CEINGE di Napoli.

Un lavoro che ha conquistato anche un importante riconoscimento scientifico: Michele Minopoli, dottorando dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha ricevuto il Premio RE-NOVA per l’innovazione genetica, assegnato alla migliore presentazione orale del XXIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Genetica Umana (SIGU 2026), che si è tenuto a Rimini dal 7 al 9 ottobre.

Il congresso, principale appuntamento nazionale dedicato alla genetica umana, ha riunito oltre 1.200 partecipanti. Tra le numerose comunicazioni presentate, quella di Minopoli si è distinta per i risultati di una ricerca che prova a comprendere uno dei problemi più complessi nel trattamento del neuroblastoma: i meccanismi attraverso cui il tumore può resistere alla chemioterapia.

Che cosa succede al tumore dopo la chemioterapia?

Per capire la portata della scoperta bisogna osservare il tumore da una prospettiva diversa. Le cellule tumorali, infatti, convivono con numerose altre popolazioni cellulari: cellule immunitarie, componenti dei vasi sanguigni e altri elementi che costituiscono il cosiddetto microambiente tumorale.

È un sistema di relazioni che può influenzare il comportamento della malattia e la risposta ai trattamenti.

I ricercatori del progetto AlterAction hanno studiato proprio questo ambiente, confrontando campioni di neuroblastoma prelevati dagli stessi pazienti prima e dopo la chemioterapia.

Per farlo hanno utilizzato il single-nucleus RNA sequencing (snRNA-seq), una tecnologia che consente di analizzare l’attività dei geni nei singoli nuclei cellulari e di ricostruire con grande dettaglio le popolazioni di cellule presenti nei tessuti esaminati.

Il confronto ha mostrato che dopo la chemioterapia il microambiente tumorale cambia profondamente.

Tra le trasformazioni osservate, una in particolare ha attirato l’attenzione degli studiosi: la comparsa di una popolazione di macrofagi associati al tumore con caratteristiche che sembrano favorire la malattia.

Quando le cellule immunitarie favoriscono il tumore

I macrofagi appartengono al sistema immunitario. Tra i loro compiti abituali figurano il riconoscimento di agenti estranei, l’eliminazione di materiale cellulare e la regolazione delle risposte dell’organismo.

Nel microambiente tumorale, tuttavia, possono assumere comportamenti differenti.

La popolazione identificata dai ricercatori sembra contribuire a frenare la risposta immunitaria e a favorire l’angiogenesi, ossia la formazione di nuovi vasi sanguigni che possono sostenere il tumore.

In altre parole, cellule appartenenti al sistema di difesa dell’organismo possono partecipare alla costruzione di un ambiente più favorevole alla persistenza della malattia.

Un elemento rende questa osservazione ancora più rilevante: la presenza di tali macrofagi è associata a una prognosi peggiore.

I risultati sono stati inoltre confermati attraverso una coorte indipendente di 44 campioni provenienti dagli Stati Uniti, rafforzando le evidenze raccolte dal gruppo di ricerca napoletano.

AlterAction: comprendere la resistenza per cercare nuove possibilità terapeutiche

Nelle forme ad alto rischio di neuroblastoma, la resistenza ai trattamenti rappresenta una delle sfide più importanti dell’oncologia pediatrica.

Comprendere come il microambiente tumorale si trasformi dopo la chemioterapia può aiutare a individuare i processi biologici che contribuiscono alla persistenza della malattia.

È in questa direzione che si muove il Work Package 2 del progetto AlterAction, i cui risultati sono stati presentati da Michele Minopoli al congresso SIGU.

La scoperta apre nuove prospettive per lo studio di possibili bersagli terapeutici: intervenire sui meccanismi attraverso cui alcune cellule del microambiente favoriscono il tumore potrebbe rappresentare, in futuro, una strada da approfondire per migliorare le strategie di trattamento.

Si tratta di risultati di ricerca che richiederanno ulteriori approfondimenti prima di tradursi in eventuali applicazioni cliniche. Il loro valore, oggi, risiede nella possibilità di comprendere meglio un fenomeno biologico complesso e di orientare le successive indagini scientifiche.

Il sostegno dell’Associazione OPEN OdV alla ricerca sul neuroblastoma

Il progetto AlterAction è sostenuto dall’Associazione OPEN OdV e dalla Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, impegnate nel promuovere la ricerca contro una malattia che continua a porre interrogativi difficili alla comunità scientifica.

Il riconoscimento conferito a Michele Minopoli rappresenta un risultato significativo per il gruppo del professor Mario Capasso e per il percorso di ricerca sviluppato nell’ambito del progetto.

L’Associazione OPEN OdV rivolge le proprie congratulazioni al giovane ricercatore e a tutti i professionisti coinvolti nel lavoro, rinnovando il proprio impegno a sostegno della ricerca in oncologia pediatrica.

La scoperta racconta qualcosa che fino a ieri conoscevamo meno: anche le cellule chiamate a difendere l’organismo possono diventare parte del problema.

Ora la ricerca dispone di nuovi elementi per studiarne il comportamento, comprenderne le conseguenze e cercare, un passo alla volta, nuove possibilità di cura.

Perché il progresso scientifico comincia spesso così: da una domanda posta nel punto in cui sembrava esserci già una risposta.

Grafica Open con foto che mostra la premiazione del ricercatore Minopoli

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